Iniziamo il nuovo anno dando voce alle persone che rendono speciale la nostra Polisportiva. Oggi incontriamo Fabrizio Fiori, per tutti “Biccio”, coach della RDG Antal 59 e vice di Radicchi nell’Under 15. Un’intervista che parte dal campo ma arriva dritta al cuore, passando per il ricordo di Ezio, il “papà sportivo” che ha segnato il percorso di intere generazioni.
Coach, il 2026 si è aperto con una sconfitta contro G.B. Insport Bologna. Che partita è stata e cosa vi ha lasciato questo risultato?
“L’anno è iniziato male. Abbiamo dovuto fare a meno del nostro centro, fermato da un infortunio, e dei circa 20 punti della nostra guardia, assente per impegni personali. Contro la GB, ottima squadra, non siamo riusciti a trovare il canestro: sembrava davvero stregato. Proprio per questo l’allenamento di ieri sera ci ha dato grande carica: eravamo in 14 su 17, con un’intensità altissima e massima concentrazione”.
Uno stop che non cancella quanto di buono fatto finora: la vetta dista appena due punti. Che giudizio dai alla stagione della RDG Antal 59 fino a questo momento?
“Ottima fino a questo punto. In trent’anni di attività non ho ancora una spiegazione precisa, ma le mie squadre a gennaio hanno sempre attraversato una leggera flessione. Proprio per questo resto fiducioso. Ho visto i ragazzi sereni, con la stessa voglia di fare e per nulla demoralizzati. Il nostro obiettivo sono i playoff, dove conto di piazzarci nelle zone alte della classifica; poi, da lì, ce la giocheremo. Spero di trovare, o ritrovare, il mio lungo: è un’assenza che pesa parecchio”.
Oltre alla prima squadra, sei anche vice allenatore dell’Under 15 insieme a coach Radicchi. Come sta procedendo il percorso di crescita dei ragazzi?
“Con i ragazzi dell’Under 15 mi sto davvero divertendo. Nei primi mesi ci siamo concentrati sull’educazione in palestra, e ora, insieme a Ludovico – giovane ma preparato coach – stiamo lavorando sui fondamentali. I ragazzi ci seguono con attenzione e ho già visto notevoli passi avanti.Non ci concentriamo sui risultati: partiamo da quello che siamo e lavoriamo ogni giorno per fare un punto in più.Il gruppo è fantastico: ragazzi svegli e felici di far parte della squadra. Con questo voglio ringraziare anche i genitori, che per ora ci lasciano lavorare senza interferire e, in molti casi, ci danno una mano. Grazie davvero”.
Che tipo di lavoro state portando avanti con il settore giovanile e quali aspetti ritieni più importanti in questa fase della loro formazione?
“Come ho accennato, prima ancora dell’aspetto tecnico abbiamo dato grande attenzione all’educazione sportiva dei ragazzi. Sono molto ricettivi, ma restano pur sempre ragazzi, quindi ci è voluto tempo; il risultato, però, si vede. Da qui siamo partiti per poi migliorare progressivamente anche dal punto di vista tecnico”.
Che legame hai costruito in questi anni con il mondo Antal, dentro e fuori dal campo?
“La mia storia con l’Antal parte da lontano: a 7-8 anni ho giocato a calcio qui, e le mie ginocchia ricordano ancora il famoso campo detto “il Pelato”, completamente privo di erba”.
Poi, a 14 anni, ho frequentato le scuole superiori nella Villa. Mi sono allontanato per un periodo, ma tra il 2000 e il 2010 ho ricominciato a frequentare il luogo, allenando varie squadre giovanili.
“In questo percorso ho incontrato una persona speciale: il mitico Ezio. Oltre a essere accompagnatore e segnapunti, è stato il “papà sportivo” dei nostri ragazzi e il mio punto di riferimento con la FIP. Ricordo che, anche quando allenavo in altre società, bastava un messaggio e lui interveniva sempre. Per me, l’Antal è stato ed è lui”.
Per chiudere, qual è il tuo augurio personale e sportivo per il 2026?
“Auguro a tutti i ragazzi di continuare a divertirsi e a giocare fino a 50-60 anni. Di fenomeni ce ne sono già abbastanza: ciò di cui abbiamo davvero bisogno sono ragazzi che si divertono”.


