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Nel corso dei festeggiamenti per l’ultimo compleanno dell’Antal Pallavicini, Simone Ferretti, insieme ad Alessandro Facchini (calcio) ed Elide Petrella (ginnastica artistica), ha scritto il proprio nome sul prestigioso albo d’oro della Polisportiva.

Un momento significativo, che testimonia il lavoro eccellente di Simone, frutto di competenza e passione nel nostro mondo. L’intervista al responsabile tecnico-organizzattivo del calcio dagli esordienti a scendere.

1. Simone, partiamo da un bilancio generale: come sta andando il lavoro con i gruppi dagli esordienti a scendere in questa stagione?

“Il bilancio in generale è positivo; penso al lavoro degli allenatori, alla presenza dei bambini agli allenamenti e a come i vari gruppi stiano crescendo sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista dello stare insieme”.

2. Quali aspetti ti stanno dando le risposte più positive, dentro e fuori dal campo?

“Ciò che più mi colpisce e mi dà fiducia nella strada intrapresa è la collaborazione tra gli allenatori: sia per quel che riguarda un confronto sul lavoro da proporre sul campo, sia per l’aiuto che i mister si danno in modo trasversale sui gruppi. Questo consente di lavorare sempre al meglio sul campo e non arrivare impreparati. Questa unità tra gli adulti è fondamentale per la crescita dei bambini e dei ragazzi a noi affidati”.

3. C’è qualche miglioramento o situazione che ti ha colpito in modo particolare nei bambini?

“Difficile vedere effettivi miglioramenti in 4 o 5 mesi di lavoro, forse a fine anno saranno più evidenti, sicuramente tutti i gruppi stanno imparando a stare al lavoro proposto ed i bambini ed i ragazzi seguono i loro allenatori”

5. Cosa significa per te allenare i più piccoli, soprattutto in una fase così delicata della loro crescita sportiva e personale?

“E’ una grande responsabilità la nostra perché attraverso l’allenamento non cerchiamo solo di insegnargli a calciare meglio un pallone ma anche a stare con gli altri; attraverso il gioco inevitabilmente si entra in rapporto con gli altri e a seconda della situazione che si presenta (la vittoria, la sconfitta , uno scontro di gioco, un errore, una bella giocata) dobbiamo come allenatori ed educatori accompagnare ed aiutare i bambini ed i ragazzi a stare di fronte a ciò che accade”.

6. Quali valori cerchi di trasmettere prima ancora degli aspetti tecnici?

“La bellezza del gioco del calcio spesso la vediamo in una giocata spettacolare che può essere un gol, oppure un passaggio o ancora una parata, ma la giocata individuale ha bisogno di un gruppo, di una squadra appunto, per emergere, un gruppo che gioca insieme per raggiungere uno scopo comune. Questo è un aspetto che mi sembra sia fondamentale trasmettere e far vedere ai bambini e ragazzi che alleniamo”.

7. Invece quelli tecnici?

“Noi lavoriamo perché i nostri giocatori migliorino dal punto di vista tecnico: al termine dell’attività di base un ragazzo deve saper calciare, controllare la palla, guidarla, fare dribbling (aspetto che vedo sempre meno sui campi ma che reputo decisivo nel gioco del calcio), tutti aspetti che in allenamento vanno inseriti e pensati dentro al contesto della partita quindi è importante che lavorino sempre in situazioni simili a quelle che poi troveranno il sabato o la domenica quando affronteranno le altre squadre”.

8. Che tipo di ambiente stiamo cercando di costruire per i più piccoli e per le famiglie?

“Più che altro credo che l’ambiente lo possiamo costruire insieme alle famiglie , ho in mente alcuni gruppi dove l’amicizia tra i bambini è diventata la possibilità di legami anche tra i genitori; essere un luogo dove conoscersi e crescere insieme questo sarebbe interessante”.

 

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