Momento speciale, prima di chiudere l’anno, con mister Luca Verdilio. Giovanissimo tecnico, ambizioso, dalle cui parole emerge con forza l’amore per il calcio e per la sua professione: ingredienti fondamentali che stanno permettendo alla Juniores Antal di vivere una stagione finora molto positiva.
Mister, dopo 10 giornate la Juniores Antal ha raccolto 17 punti, trovandosi a soli due punti dal terzo posto. Qual è il suo bilancio di questa prima parte di stagione?
“Il bilancio è assolutamente positivo, come hai detto siamo sì sesti, ma a soli 2 punti dal terzo posto e a 5 dal secondo in una classifica davvero cortissima. Abbiamo sofferto un po’ un inizio da 1 punto in tre partite in cui abbiamo pagato – forse troppo a caro prezzo – ogni piccolo errore che abbiamo fatto. Nelle partite successive abbiamo inanellato 6 risultati utili consecutivi, di cui 5 vittorie e 1 pareggio, per poi chiudere con una sconfitta contro il Valsetta, che forse è stata l’unica delle tre sconfitte in cui ho avuto la netta sensazione che l’avversario fosse più forte di noi.
Nonostante qualche piccolo rimpianto su alcune partite è stato un buon girone d’andata. La squadra a fine ottobre – quindi dopo tre partite – ha raggiunto una condizione psicofisica davvero ottima che siamo riusciti a mantenere fino a dicembre.
Oltre alla condizione c’è da dire che abbiamo cambiato modulo rispetto allo scorso anno e abbiamo dovuto inserire tre giocatori nuovi nel sistema e nel gruppo, quindi probabilmente serviva un po’ di rodaggio. Ora dovremo essere pronti a fare meglio nel girone di ritorno. Le partite quest’anno sono solo 20 rispetto alle 26 della scorsa stagione, ogni minuto di ogni partita pesa tantissimo, dovremo essere pronti per questo soprattutto a livello mentale”.
Guardando al percorso fatto finora, quali sono secondo te le note più positive emerse, sia dal punto di vista dei risultati che della crescita del gruppo?
“Dei risultati, come detto prima, siamo soddisfatti ma possiamo fare meglio e proveremo a fare meglio. Per quanto riguarda il gruppo dal primo giorno in cui sono arrivato qui ho sempre detto sia coi ragazzi che con la dirigenza che l’obiettivo primario, prima ancora dei risultati, era la crescita individuale dei giocatori e del gruppo.
Devo dire che siamo fortunati, abbiamo 23 giocatori di calcio, non c’è nessuno “prestato” – passami il termine – a questo sport. Anche dal punto di vista dello spogliatoio siamo molto uniti, sia tra i giocatori stessi che tra squadra e staff tecnico/dirigenziale, non abbiamo teste calde né elementi difficili da gestire, poi, come in tutte le migliori famiglie, capitano discussioni e screzi ma sono sempre “cose da campo” e lì restano. Dopo un anno e mezzo che lavoriamo con questa squadra la cosa di cui sono più orgoglioso è che questi ragazzi non mollano mai, gli dà fastidio gettare la spugna.
Ti faccio un esempio di quest’anno. Ci siamo trovati in casa del MSP sotto 2-1 e in inferiorità numerica 10 contro 11, molte delle squadre che conosco avrebbero spento la luce, noi siamo usciti da lì con 3 punti vincendo 2-3.
A parte questo credo che siamo cresciuti anche nel fare col sorriso le cose che non ci piacciono. Quest’anno, per esempio, rispetto all’anno scorso i ragazzi accettano di più anche i lavori “senza palla” perché hanno iniziato a vedere che quel lavoro ci restituisce qualcosa in partita, questo è un gradino fondamentale della loro crescita”.
C’è qualche aspetto sul quale ritieni che la squadra possa e debba migliorare per fare il salto di qualità nella seconda parte di stagione?
“Sì, senza dubbio. Dobbiamo migliorare in tante cose. L’anno scorso siamo stati la terza miglior difesa del girone di ritorno (dietro solo a Crespo e Valsa che hanno fatto i playoff) ma faticavamo a segnare. Quest’anno stiamo facendo l’opposto: siamo il secondo attacco del campionato dietro solo al Crespo ma la settima difesa su undici squadre. Su questo ha sicuramente inciso il cambio di sistema e il modo in cui andiamo a pressare col baricentro molto più alto dell’anno scorso. Quindi l’aspetto su cui dobbiamo migliorare è sicuramente la fase difensiva.
Credo che la parola d’ordine per il girone di ritorno sarà “sacrificio”, perché quando dico che dobbiamo migliorare la fase difensiva non parlo solo del portiere e dei 4 difensori, ma parlo di tutta la squadra. “Si attacca in 11 e si difende in 11” non è solo uno slogan pubblicitario da buttare lì ogni tanto ma è l’approccio mentale che devono avere tutte le squadre che vogliono andare lontano”.
Il distacco ridotto dalle zone alte della classifica lascia aperti scenari importanti. Con quale spirito affronterete il prosieguo del campionato e quali sono gli obiettivi per il 2026?
“Da inizio anno ci diciamo che ci piacerebbe raggiungere i playoff perché è una cosa che non capita spesso alle squadre dell’Antal e quest’anno, grazie a questo gruppo e a questo staff, abbiamo la possibilità di provare a raggiungere questo risultato. Daremo battaglia per questo fino all’ultimo minuto dell’ultima partita.
Parallelamente, ovviamente, dobbiamo continuare a lavorare sul percorso di crescita dei ragazzi. Il nostro obiettivo come juniores è prepararli il più possibile affinché abbiano tutte le capacità per giocare in prima squadra. Siamo l’ultimo gradino prima del mondo delle prime squadre”.
A livello personale, come stai vivendo la sua esperienza nel mondo Antal e cosa rappresenta per te allenare la formazione Juniores di questa società?
“A livello personale è un’esperienza finora molto positiva ed è un orgoglio allenare qui all’Antal. Anche mio padre da ragazzo giocava qui, quindi diciamo che l’Antal era un po’ nel mio destino.
La cosa che più mi ha colpito da quando sono qui (da una stagione e mezzo, ndr) sono le persone dell’Antal, dallo staff, alla segreteria ai baristi. Sin dal primo giorno sono stato accolto benissimo e tutto lo staff mi ha da subito aiutato ad integrarmi e a capire bene i meccanismi della società.
Abbiamo uno staff ricco sia umanamente che numericamente; in campo insieme a me ho sempre Gianmarco che mi aiuta nella gestione degli allenamenti e delle partite e Sebastiano che invece cura l’aspetto fisico dei ragazzi. In più abbiamo mister Fabio Conti che con l’aiuto di “Mazz” allena i portieri. Oltre al campo abbiamo 4 dirigenti (Mazz, Titti, Gianlu e Fusto). Sulla punta della piramide c’é Mauro Minghelli che è il nostro Direttore Sportivo, è stato lui a darmi fiducia proponendomi di allenare la Juniores anche se avevo 26 anni e non avevo mai fatto il primo allenatore.
Ho iniziato ad allenare a 17 anni ma fino alla stagione scorsa sempre come vice. Inizialmente, infatti, dovevo venire all’Antal nelle vesti di vice allenatore di Luca Tassinari, che ora allena la nostra prima squadra e con cui condivido un percorso calcistico quasi decennale, poi Mauro ci ha chiesto di “sdoppiarci” sulle due squadre in modo da portare avanti Juniores e Prima Squadra con un’idea comune di calcio e di lavoro, che è quello che stiamo cercando di fare.
Aggiungo, per concludere, che, oltre alle persone, l’Antal ha a disposizione strutture dal valore potenziale altissimo che, almeno da questo lato di Bologna, poche altre società possono vantare. Non si trova tutti i giorni un centro sportivo con 4 campi da calcio a 11, uno a 9, uno a 7 e uno a 5. Qui c’é tutto il necessario per fare calcio”.
Un messaggio che senti di voler mandare ai ragazzi in vista del prosieguo della stagione.
“Ai ragazzi posso dire quello che dico loro tutti i giorni, ovvero che sono contento di allenarli, che questo gruppo mi piace come pochi altri che ho avuto in passato e che credo in loro e nelle loro capacità. Dobbiamo lavorare duro in allenamento e farlo insieme. Dobbiamo accettare le correzioni, le “cazziate” — passami il termine —, la panchina e i momenti difficili. Dobbiamo essere sempre disponibili, prima di tutto, per la squadra, perché la squadra viene prima del singolo.
Il lavoro che dobbiamo fare non è solo in ottica di affrontare il girone di ritorno, ma è più ampio: va visto nell’ottica di dare loro gli strumenti per continuare a giocare anche dopo la Juniores. Soprattutto auguro loro di non perdere mai la passione per questo sport, perché giocare a calcio, vivere lo spogliatoio di una squadra e lottare insieme per un obiettivo è qualcosa che, quando non ce l’hai più, ti manca sul serio. Per questo spero, da loro allenatore, che giochino tutti fino ai 40 anni (sorride, ndr)”.


